“Per i neo-antirazzisti la questione è come 'sbiancare' l'ordine mondiale”

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“Per i neo-antirazzisti la questione è come 'sbiancare' l'ordine mondiale”

Scopri di più  Marianne: Come distinguere “antirazzismo” e “neo-antirazzismo” Pierre-André Taguieff: Questa è una distinzione concettuale o idealtipica, che si applica tanto al razzismo quanto all’antirazzismo, come ho fatto io? ho cercato di mostrare fin dal mio lavoro alla fine degli anni Ottanta (vedi in particolare The Force of Prejudgment 1980). L’antirazzismo, che possiamo definire classico, nelle sue molteplici varianti, si basa sul postulato che gli esseri umani sono uguali in diritti e dignità, qualunque sia la loro appartenenza comunitaria o la loro cosiddetta identità culturale, etnica o razziale la razza umana ha la precedenza sull'appartenenza a gruppi particolari. In particolare, chiede di non associare alcun giudizio di valore al colore della pelle. Questo è il motivo per cui può essere definito universalista, o addirittura umanista. Questa cecità volontaria al colore, che è una norma etica, lo distingue dal neo-antirazzismo. Simboleggia il principio secondo cui non esiste barriera insormontabile tra i gruppi umani. Si oppone quindi direttamente alla tesi della disuguaglianza delle razze umane. L'accento può essere posto sull'uguaglianza di dette razze oppure sulla loro inesistenza (o anche sulla loro indefinibilità). Ma l’ideologia razzista comprende anche il motivo del rifiuto dell’altro (xenofobia) e quello del meticciato come causa di decadenza (mixofobia), l’antirazzismo universalista mira ad essere sia esterofilo che mixofilo. Nell'ordine delle passioni e in quello delle virtù, propone di sostituire il rispetto al disprezzo, l'amore all'odio, l'ospitalità alla paura, l'apertura alla chiusura LEGGI ANCHE: Pierre-André Taguieff: “La decadenza funge da mito unificante” Neo-antirazzismo,. dal canto suo, postula che le appartenenze di gruppo prevalgano sull'appartenenza al genere umano, che tende a ridurre ad un'astrazione di scarso interesse. Ecco perché il suo orientamento è antiuniversalista. Ne consegue che il neo-antirazzismo può essere descritto come identitario o differenzialista: consiste nell’assolutizzare e sacralizzare particolari identità collettive, che percepisce come permanentemente minacciate da forze che si muovono nella direzione della standardizzazione o della non-differenziazione. Ma le buone identità sono “minoritarie”. ” identità presumibilmente “non bianche”. Al connubio tra universale e richiesta di uguaglianza, si sostituisce quello di identità e diversità. Da questo punto di vista, l’idea stessa di assimilazione viene denunciata come un’idea razzista. Il neo-antirazzismo è un antirazzismo razzista, che moltiplica le quasi-razze o pseudo-razze costruite dal processo di “razzializzazione”. Perché qualsiasi identità collettiva o comunità può essere “razzializzata”. Questo è ciò che porta a una visione paranoica delle identità “minoritarie” che sono minacciate, discriminate o “razzializzate” e che devono essere difese incondizionatamente. 

Marianne: Come si distingue « antirazzismo » et « neo-antirazzismo » ?

Pierre-André Taguieff: Si tratta di una distinzione concettuale o idealtipica, che vale tanto per il razzismo quanto per l’antirazzismo, come ho cercato di mostrare fin dal mio lavoro della fine degli anni Ottanta (vedi in particolare La forza del pregiudizio 1988). L’antirazzismo, che possiamo definire classico, nelle sue molteplici varianti, si basa sul postulato che gli esseri umani sono uguali in diritti e dignità, qualunque sia la loro appartenenza comunitaria o la loro cosiddetta identità culturale, etnica o razziale.

Presuppone che l'appartenenza al genere umano abbia la precedenza sull'appartenenza a gruppi particolari. In particolare, chiede di non associare alcun giudizio di valore al colore della pelle. Questo è il motivo per cui può essere definito universalista, o addirittura umanista. Questa cecità volontaria al colore, che è una norma etica, lo distingue dal neo-antirazzismo. Simboleggia il principio secondo cui non esiste barriera insormontabile tra i gruppi umani. Si oppone quindi direttamente alla tesi della disuguaglianza delle razze umane. L'accento può essere posto sull'uguaglianza di dette razze oppure sulla loro inesistenza (o anche sulla loro indefinibilità). Ma l’ideologia razzista comprende anche il motivo del rifiuto dell’altro (xenofobia) e quello del meticciato come causa di decadenza (mixofobia), l’antirazzismo universalista mira ad essere sia esterofilo che mixofilo. Nell'ordine delle passioni e in quello delle virtù, propone di sostituire il rispetto al disprezzo, l'amore all'odio, l'ospitalità alla paura, l'apertura alla chiusura.

LEGGI ANCHE: Pierre-André Taguieff: “La decadenza funge da mito unificante”

Il neoantirazzismo, dal canto suo, postula che le appartenenze di gruppo prevalgano sull’appartenenza al genere umano, che tende a ridurre ad un’astrazione di scarso interesse. Ecco perché il suo orientamento è antiuniversalista. Ne consegue che il neo-antirazzismo può essere descritto come identitario o differenzialista: consiste nell’assolutizzare e sacralizzare particolari identità collettive, che percepisce come permanentemente minacciate da forze che si muovono nella direzione della standardizzazione o dell’indifferenziazione.

Ma le identità giuste sono le identità “minoritarie”, presumibilmente “non bianche”. Al connubio tra universale e richiesta di uguaglianza, si sostituisce quello di identità e diversità. Da questo punto di vista, l’idea stessa di assimilazione viene denunciata come un’idea razzista. Il neo-antirazzismo è un antirazzismo razzista, che moltiplica le quasi-razze o pseudo-razze costruite dal processo di “razzializzazione”. Perché qualsiasi identità collettiva o comunità può essere “razzializzata”. Questo è ciò che porta a una visione paranoica delle identità “minoritarie” che sono minacciate, discriminate o “razzializzate” e che devono essere difese incondizionatamente.

 

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