“Perversione ideologica, arma del populismo”: osservazioni psicoanalitiche

colonia di pinguini imperatori sulla terraferma

“Perversione ideologica, arma del populismo”: osservazioni psicoanalitiche

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“Perversione ideologica, arma del populismo”: osservazioni psicoanalitiche

[Di Florent POUPART (Università di Tolosa)]

definizioni

Le ideologie identitarie postmoderne che hanno conquistato l'Università (studi, teorie “critiche”, ecc.) evocano per molti aspetti un movimento religioso, come ha recentemente dimostrato Jean-François Braunstein.[1]. Essi però non si riducono a dogmi venati di misticismo: ciò che li caratterizza è anche un certo rapporto con la conoscenza, con il linguaggio e, in ultima analisi, con la verità stessa, che costituisce un vero e proprio sovvertimento del pensiero e la neutralizzazione di tutto ciò che condiziona il dibattito contraddittorio. . A sostegno delle concezioni psicoanalitiche, propongo qui di considerare come il riferimento al campo della perversione permetta di illuminare alcuni aspetti di questo meccanismo ideologico.

Possiamo deplorare il fatto che il riferimento alla perversione venga spesso ridotto, nel linguaggio quotidiano, a una semplice condanna morale. In psicoanalisi, è un concetto altamente euristico, che si riferisce a una soluzione psichica individuale o collettiva, relativamente banale e universale, e particolarmente efficace nel combattere l'ansia, la depressione o addirittura il collasso. La psicoanalisi ritiene che ciò che caratterizza la perversione è la rinuncia né al proprio desiderio (soluzione nevrotica), né alla realtà frustrante (soluzione psicotica): il pervertito trova una via di mezzo che consiste nel prendere atto di quel pezzo di realtà che l'angoscia, pur disconoscendone il significato, cioè da dire rifiutando di sottomettersi ai vincoli ad essa inerenti (rinnegamento della castrazione). Questa abile soluzione difensiva comporta una lacerazione dell’Io, che si allontana dalla realtà pur mantenendo il contatto con essa (scissione dell’Io).[2]. A partire da questo modello paradigmatico, fino a che punto è legittimo considerare una perversione ideologica?

René Kaës, psicoanalista gruppale e specialista in ideologia, invita a non considerarlo solo da un punto di vista patologico o mortale. L’ideologia svolge innanzitutto una funzione strutturante: quando è temperata, contribuisce alla formazione di un’identità collettiva, essenziale per la realizzazione di grandi opere culturali, sociali e politiche. Ma l’ideologia può anche scivolare verso una modalità chiudente, curiosa, distruttiva. È dalla parte della perversione che dobbiamo cercare la struttura dell'ideologia, nella misura in cui essa ricorre, nel suo rapporto con la conoscenza, agli stessi meccanismi di difesa del feticismo: disconoscimento della realtà, scissione dell'Io, sopravvalutazione narcisistica, idealizzazione di un oggetto parziale (l'ideale, l'idea, l'idolo). Nell'ideologia, la credenza ha il carattere di un oggetto feticistico, la cui funzione di chiusura opera sia sul gruppo (vissuto come omogeneo, da cui è stata espulsa ogni differenziazione), sia sulla parola (il discorso ideologico non tollera alcuna contraddizione, nessun difetto, nessuna metafora uso del linguaggio) e della conoscenza (il discorso ideologico esclude ogni altro discorso). Questa chiusura conferisce al discorso ideologico un'illusione di completezza che esercita un effetto di fascino e seduzione[3].

Negazione della castrazione e scotoma

Ogni ideologia è negazione della castrazione, nella misura in cui testimonia il disconoscimento di una mancanza, con la particolarità che riguarda la conoscenza. Ma questo disconoscimento non riguarda tanto la mancanza di conoscenza, quanto la conoscenza della mancanza. L'adesione a un'ideologia mira non tanto a compensare la mancanza di conoscenza quanto a ridurre il sentimento di impotenza che spesso la conoscenza della realtà provoca: questo spiega perché le ideologie non regrediscono man mano che progredisce la conoscenza scientifica. Ad esempio, l’ideologia del complotto non arriva a colmare l’assenza di informazioni su un evento, ma piuttosto a sconfessare una conoscenza sgradevole in quanto riguarda l’impotenza e la vulnerabilità: immaginando che i disastri siano deliberatamente organizzati dai potenti, il cospiratore si salva il disagio psicologico costo che sarebbe implicito nel riconoscimento della loro impotenza a proteggerci. In altre parole, è meglio avere un padre cattivo che un padre debole, una madre sadica che una madre morta.[4].

Dobbiamo distinguere, all'interno di un'ideologia, da un lato ciò che è scotoma, la negazione manifesta di certi aspetti della realtà, e dall'altro ciò che testimonia un meccanismo feticistico. In primo luogo, la negazione riguarda la percezione della realtà; nella seconda opera sulla mediazione tra soggetto e realtà: la forma del discorso, e tutto ciò che governa la produzione e la condivisione del significato. La perversione ideologica designa quindi meno una categoria di ideologie che un aspetto dell'ideologia, in particolare il suo lato retorico e performativo. Se l’ideologia consiste anzitutto nell’idealizzare e idolatrare un’idea, senza considerazione della realtà, essa assume una forma perversa quando, non contenta di sostenere un’idea falsa, una menzogna, sconfessa l’idea stessa di verità, approfittandone: si passa dalla negazione della verità al disconoscimento della verità, cioè dalla negazione psicotica (Verwerfung) alla negazione perversa (Verleugnung). La perversione ideologica ricorre a diverse modalità di disconoscimento: questa riguarderà le differenziazioni, le opposizioni dinamiche che costituiscono una matrice di intelligibilità e rendono possibile il pensiero (la più elementare e fondamentale delle quali è l'opposizione tra il vero e il falso). Ciò si traduce in ermetismo, esoterismo, oscurantismo, illimitatezza, confusionismo, paradossalità...

Una delle forme discorsive caratteristiche di questa perversione ideologica è la duplicità, che consiste nel sostenere contemporaneamente due proposizioni che si escludono a vicenda, mescolandole inestricabilmente e mantenendo attivamente la confusione. L’ideologo perverso può, ad esempio, sostenere un discorso che si presta a un’interpretazione tanto radicale (razionalmente o moralmente insostenibile, ma affascinante e attraente) quanto moderata (noiosa, ma accettabile e quindi capace di neutralizzare la contraddizione, ridicolizzandola). o demonizzare). La duplicità può operare anche sull'uso di termini comuni, usati a volte in forma esoterica, a volte nella loro definizione banale. Un simile uso del linguaggio, così reso elusivo, esclude ancora una volta ogni contraddizione: basta far finta che il contraddittorio semplicemente non abbia capito nulla...

Possiamo illustrare quest'arte di schivare con l'uso del concetto di verità da parte di Michel Foucault. Jacques Bouveresse ha sottolineato che questo uso si basa su una confusione tra verità e credenza, tra l'essere vero e “l'assenso dato a una proposizione considerata vera”. Bouveresse critica Foucault per essersi occupato solo delle condizioni di produzione della fede e per aver tratto “conclusioni abusive riguardo alla verità stessa”.[5]. Foucault mescola così inestricabilmente un fatto difficile da contestare (l’influenza del contesto storico, politico, culturale sulla produzione di credenze e discorsi di rivendicazione della verità) e una menzogna (suggerendo che la verità sarebbe solo un effetto della parola e della , in definitiva, che non esiste una verità oggettiva). L'errore seducente, al riparo dalla sua controparte banale (il truismo), viene così reso inattaccabile[6]. La psicoanalisi stessa non è esente da manovre ideologiche perverse: il carismatico Jacques Lacan, attraverso il suo inimitabile stile retorico, ha esercitato magistralmente tutte le leve del confusionismo e del paradossalità[7].

Relativismo scandaloso

Nel panorama intellettuale contemporaneo, la teoria critica postmoderna (che rivendica anche un collegamento con i pensatori della teoria francese, tra cui J. Lacan e M. Foucault), lavora per decostruire il pensiero scientifico e razionale, a beneficio di "un'idea oltraggiosa e grossolanamente paradossale". relativismo: nella sua forma più radicale, questo nuovo oscurantismo considera assolutamente vero che non esiste una verità assoluta[8]. In mancanza di un quadro di riferimento comune che consenta di arbitrare dibattiti contraddittori (realtà fattuale), questi vengono neutralizzati dalla sostituzione della condanna morale con l'argomentazione razionale: gli ideologi postmoderni, preferendo il Bene al Vero, diventano inquisitori e rivendicano la confusione tra i registri di ricerca e attivismo[9].

La perversione ideologica non è solo una sconfitta del pensiero (e nemmeno solo una minaccia per l'Università). È uno strumento politico formidabile: inconfutabile ed esilarante, è l’arma preferita di ogni populismo. È addirittura una delle sorgenti del totalitarismo se dobbiamo credere a Hannah Arendt che, concordando con la posizione difesa da George Orwell, scrive che il soggetto ideale del dominio totalitario è colui “per il quale la distinzione tra verità e menzogna (la realtà dell’esperienza), la distinzione tra fatto e finzione (le norme del pensiero) non esiste più”[10].

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