Questa sezione raccoglie tutte le analisi classificate sotto questo tema.

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Giacomo Roberto

Rendiamo l'Africa di nuovo grande!

I colonialisti vorrebbero ridurre artificialmente le dimensioni dell'Africa, mentre noi ci troviamo di fronte ai ben noti effetti di proiezione cartografica.
Quando gli attivisti sottolineano la loro ignoranza dei concetti geografici di base, Jacques Robert è lì per spingere le loro argomentazioni fino all'assurdo...

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Michail Kostylev

La somma di tutti i wokeismi: cani cyborg e antispecismo queer

Dove parleremo dei cani cyborg che diventano queer e dell'intimità canina al centro della lotta anticoloniale. Mikhail Kostylev analizza un popolare articolo americano in cui l'ideologia porta alla manipolazione del linguaggio e alla negazione della realtà.

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Emmanuelle Hénin

Gioia decoloniale

La mostra “Verso la gioia. La mostra "New Frameworks for American Art" al Brooklyn Museum, orchestrata da Stephanie Sparling Williams, offre una rilettura radicale della storia dell'arte americana invertendo i rapporti di potere: le opere di artisti non bianchi e donne sono messe in primo piano, mentre quelle di artisti bianchi sono fisicamente umiliate per forzare la consapevolezza delle disuguaglianze storiche. Questo approccio, salutato da alcuni come una necessaria decostruzione della narrazione dominante, è criticato da altri come una forma di attivismo radicale che trasforma l'esperienza museale in una dimostrazione ideologica.

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Emmanuelle Hénin

“L’insurrezione delle particolarità”: Chantal Delsol affronta il declino dell’universale – una recensione di Emmanuelle Hénin

In "Insurrection of Particularities", Chantal Delsol analizza il declino dell'universale a favore di una coscienza consapevole segnata dal relativismo, dalla dittatura delle identità e dalla messa in discussione della razionalità, che sostituisce l'emozione e l'ideologia al dibattito e alla scienza. Mostra come questa evoluzione porti a una democrazia dominata dalle minoranze, a un egualitarismo eccessivo che decostruisce ogni gerarchia e a un pensiero performativo in cui la verità è sostituita da narrazioni militanti imposte attraverso l'intimidazione. Un resoconto di Emmanuelle Hénin.

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Ivan Burel

Gli Erostrati del Bene o gli incendiari della memoria

Dal 2020, in Occidente si stanno moltiplicando le richieste di cancellare o rinominare i simboli pubblici ritenuti legati a un passato coloniale, razzista e schiavista.
Questo movimento, amplificato da rivendicazioni contemporanee come quelle di Black Lives Matter, mira a ripulire lo spazio pubblico da qualsiasi riferimento considerato problematico.
Ivan Burel denuncia l’approccio manicheo e l’anacronismo morale di questo fenomeno, paragonabile alla damnatio memoriae romana, che rischia di distorcere la memoria collettiva e di dividere la società.

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Gerard MAAREK

La cravatta del presidente Xi Jinping

L'uso di abiti occidentali da parte dei leader mondiali, compresi quelli che si oppongono all'Occidente, illustra un'omogeneizzazione culturale e sociale risultante da un processo di imitazione delle potenze dominanti. Questo fenomeno, che riguarda anche la pianificazione urbana e le strutture politiche, ha le sue origini nella storia coloniale e nelle scelte tecnologiche dell'Occidente. Anche inconsciamente, questa imitazione riconosce l'impatto dell'Occidente sulla modernità.

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Leonardo Orlando

Antropologia in crisi: Elizabeth Weiss di fronte alle sfide di una disciplina politicizzata

“Stiamo perdendo la scienza”, avverte Weiss, che vede questa politicizzazione come una minaccia esistenziale. “Quando i resti vengono sepolti o distrutti, quando i musei censurano le loro mostre, non c’è più nulla da studiare. A differenza di altre discipline, una volta perduti i dati antropologici, non possono essere ricreati”.

Elizabeth Weiss resta tuttavia legata all’idea di un’antropologia ancorata alla scienza e all’esplorazione del passato. Ma la sua testimonianza, contrapponendo il rigore scientifico alle rivendicazioni identitarie, suggerisce un futuro incerto per una disciplina in cerca di senso.

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Ludovic Dillenseger

La politica del PIR selezionata all'Accademia di Francia a Roma

Sacrificandosi così allo spirito dei tempi - o, a seconda, a un'ideologia divenuta dominante alla quale sarebbe opportuno conformarsi, direbbero le malelingue - l'Accademia di Francia a Roma sembra oggi avvantaggiarsi spesso, nella sua processo di selezione, a progetti che si permettono di mettere in discussione le norme di genere (e in particolare l'"eteropatriarcato"), una critica al razzismo (designato come "sistemico" o inerente a tutte le istituzioni delle società occidentali, mentre l'antisemitismo rimane, in questi approcci, e non sorprende, come un punto cieco) o addirittura una critica, sullo sfondo di una crisi ecologica globale investita di una dimensione apocalittica, del capitalismo “estrattivo” e “estrattivo” neo-liberale.

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