Bolle dello studioso

Bolle dello studioso

Vincenzo Tournier

Docente di scienze politiche all'IEP di Grenoble.
Un fumetto sostenuto dal Ministero dell'Istruzione Superiore spiega come riconoscere uno studio scientifico affidabile. Tuttavia, la rappresentazione del ciarlatano come un vecchio studioso bianco scatena il dibattito sugli stereotipi e sul messaggio trasmesso. Infine, il fumetto solleva una domanda più ampia: perché l'educazione scientifica sembra essere trascurata a favore di altre priorità educative?

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Bolle dello studioso

Il 22 gennaio è stato pubblicato online un documento su un sito che si propone di combattere le informazioni false. intitolato “Come fai a sapere se uno studio scientifico è affidabile? », il presente documento è presentato sotto forma di breve fumetto. Ha ricevuto il sostegno del Ministero dell'Istruzione Superiore e della Ricerca.

 

Falso studioso, vero ciarlatano

L'intenzione è ovviamente lodevole. Si tratta di richiamare i criteri fondamentali della scientificità affinché tutti possano distinguere tra una spiegazione accettabile e un inganno settario o commerciale.

A priori, allora niente da contestare.

Un dettaglio, però, cattura la nostra attenzione. Il fumetto presenta due personaggi che rappresentano, uno la serietà scientifica, l'altro l'oscurantismo. Innanzitutto è una ragazza seria e studiosa; per il secondo, un uomo bianco anziano, in giacca e cravatta, con l'attaccatura dei capelli stempiata e una bella barba bianca.

La confusione nasce dal fatto che questo secondo carattere corrisponde esattamente all'immagine classica dello studioso occidentale: è l'archetipo dell'uomo saggio che fin dall'antichità serve a descrivere il filosofo o l'uomo onesto, e che potrebbe applicarsi senza troppe difficoltà ad alcune delle grandi menti o dei premi Nobel che hanno popolato la storia della scienza.

Perché allora hai scelto di rappresentare il ciarlatano nelle vesti di uno studioso? Naturalmente sospettiamo che sarebbe stato inappropriato mettere qui un salafita o un marabutto africano, ma la correttezza politica ha i suoi limiti. Naturalmente comprendiamo l'intenzione: dobbiamo rompere gli stereotipi e soprattutto non far credere alla gente che la scienza sia appannaggio degli uomini. L'argomentazione è ammissibile, ma una cosa è infrangere i codici, un'altra è creare una nuova denigrazione che prende di mira coloro che hanno contribuito in modo determinante alla storia della scienza. Il messaggio esce completamente confuso. Perché associando l'immagine tradizionale dello scienziato a quella del ciarlatano, il fumetto ci invita inconsciamente a dubitare della scienza stessa: non è forse stata conquistata da vecchi e oppressivi maschi bianchi? Ciò indebolisce l'idea che la scienza si basi su criteri universali, indipendenti dalle caratteristiche individuali, poiché sposta la scienza sul terreno degli antagonismi sociali.

 

Priorità all'educazione sessuale?

Aggiungiamo un'altra osservazione su questo fumetto. Cosa dice implicitamente, se non che è ormai necessario ricordare alle giovani generazioni i fondamenti dell'approccio scientifico e del pensiero razionale? Ne deduciamo quindi che queste cose non sono più ovvie. E' il resto Lo confermano gli studi che dimostrano come la generazione di Tik Tok aderisca facilmente alle credenze più deliranti. (la Terra è piatta, l'aborto può essere effettuato dalle piante, ecc.).

La domanda è quindi perché il sistema educativo non sa più come (o non vuole più) svolgere questo lavoro di educazione scientifica di base. È quindi difficile non fare il collegamento con l'uscita, questa settimana, del nuovo programma di educazione sessuale. Ovviamente nessuno mette in dubbio l'importanza di questa istruzione. Ma sapendo che questo programma è lungo circa cinquanta pagine, e che è caratterizzato da una cura meticolosa, se non maniacale, per i dettagli, possiamo dire che le priorità sono decisamente cambiate. Perché non esiste un equivalente per l'insegnamento delle scienze?

Più seriamente, nella misura in cui questo programma di educazione sessuale si presenta non come una guida tecnica ma come un catechismo dei diritti individuali, comprendiamo che la preoccupazione dominante è di natura morale. Perché ciò che viene ribadito in queste 50 pagine è prima di tutto l'imperativo assoluto del rispetto per gli altri: ognuno deve essere libero di fare le proprie scelte e preferenze. Si tratta certamente di un bel progetto, ma volendo stabilire il rispetto dei gusti e delle credenze come un dogma, non stiamo forse indebolindo ulteriormente l'ideale scientifico, che implica appunto il liberarci non solo dalla moralità, ma anche dalla sensibilità di ogni singolo individuo?  

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Vincenzo Tournier

Docente di scienze politiche all'IEP di Grenoble.

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