Nel 2006, Coline Serreau ci aveva già proposto un Arnolphe al femminile. Una donna in più a scuola, niente di cui preoccuparsi, si potrebbe dire! Da anni Avignone ci aveva abituato ai capricci decostruzionisti...ed economici di certi registi: dal sacco di patate che si trasforma in toga romana al sogno di una nudità che diventa realtà con un Cid in apparato semplice che brandisce la spada di fronte a Chimene in abito da Eva .
Nel 2021 si è esibito Denzel Washington Macbeth. Il fatto che Denzel, un grande attore, non fosse proprio un prototipo di Scott non ha fatto irritare nessuno. Nessuno propose di trasferire Cawdor ad Harlem. E perché non aveva scelto invece lui? Otello (che dovrebbe giocare anche nel 2025)? Non era questa la domanda.
Ma il verme risvegliato era già nel frutto. Un odore di assurdità, un soffio di marciume emanato da questo regno dove chi cerca un cavallo troverà più sicuramente un asino. Perché, allo stesso tempo, critici perfidi e concorrenti gelosi si indignavano per il fatto che Anna Netrebko, pur avendo il tono giusto, non aveva la carnagione giusta per incarnare Aida. Doppi standard?
Da quel momento in poi, con un fervore butleriano degno di Science Pol Pot, il teatro e l’opera si impegnarono in un opportunistico e sconcertante one-upmanship per massacrare classici di ogni genere. Quindi, dopo a Tartufo senza uomini siamo stati ricompensati con a Don Giovanni punk sbloccato e confuso davanti alla statua di sua madre come comandante, di a Carmen uccidere Don José con un colpo di rivoltella, a Borgo donna che fa le frittate (questa non puoi inventarla), a Flauto Magico rivisitato da “correttori di bozze sensibili” che, tra gli altri tradimenti, hanno imbiancato un Monostatos che non poteva più essere moro. Il promontorio, anzi, la penisola è attraversata da a Cyrano delle drag queen alla Comédie Française.
Ma era ancora troppo poco per il nuovo Savonarola del wokismo. Nella loro crociata “purificatrice”, sulla pira della loro vanità, dovettero bruciare Shakespeare. E se possibile con l’appiccicosa patina pseudo-scientifica dell’intersezionismo.
Così, come ha recentemente riferito Emmanuelle Ducros in un gustoso articolo su Europa 1, grazie ad un bel sussidio a carico del contribuente britannico che avrebbe fatto a meno di questo onere, un gruppo di "esperti" dell'università londinese Roehampton si è vantato di analizzare l’opera del maestro di Stratford “intersezionalmente”. E per concludere che, per il suo carattere troppo “bianco, mascolino, eterosessuale e cis-gender”, non andrebbe mai più interpretato!
Notiamo però che in questo processo stalinista con obiettività mediapartitica intentato contro Shakespeare, i nostri dotti giudici, ossessionati dalla loro volizione dogmatica, sembrano aver ignorato Il mercante di Venezia, una commedia innegabilmente femminista ante litteram. In effetti, in questa commedia, le donne sono i personaggi forti e sottili. Durante il processo, Portia e Nerissa – travestite da uomini – salvano lo sfortunato Antonio, ridicolizzano amanti e corteggiatori e permettono comunque che Shylock venga parzialmente risparmiato. Non c'è dubbio, tuttavia, che con l'aiuto di una generosa donazione di alcuni costosi nuovi libri, alcuni eminenti genrologi riusciranno a portare alla luce una versione inedita del Commerciante diVenise dove, ovviamente, l'ebreo verrà giustiziato e dove il Doge indosserà non un corno ma una kefiah.