Recensione del libro di Nadia Geerts Woke! Tirannia vittima (Bruxelles, Éditions F. Deville, 2024)
Nella letteratura che analizza il fenomeno del risveglio, ogni opera ha la sua specificità e originalità. Notiamo innanzitutto che tutti coloro che si prendono la briga di analizzare il linguaggio e i concetti su cui si basa il "wokismo" giungono alle stesse conclusioni: è un'ideologia in cui abbondano le contraddizioni, gli incantesimi e le contraddizioni, più o meno la negazione e l'ignoranza del passato. Non appena entriamo in queste dichiarazioni ampollose che vogliono essere piene di empatia, possiamo solo evidenziare queste incoerenze. Ma ogni opera che affronta l'argomento presenta caratteristiche proprie: questa letteratura non è ridondante, integra le particolarità dei punti di vista complementari, degli angoli scelti da ciascun autore per evidenziare tale incoerenza o tale contraddizione, tale presupposto, tale denigrazione dell’universalità che ha cementato le società occidentali, con le loro qualità e i loro difetti che ovviamente non si tratta di negare.
Il libro di Nadia Geerts è originale, nel senso che si basa in parte su una caratteristica del wokismo: il vittimismo, il desiderio di apparire come sfortunati martiri esposti alla malvagità degli altri; gli “altri” sono bianchi, non musulmani, uomini, eterosessuali, “cisgender”, persone normodotate, perfino ebrei, e questo man mano che si inventano nuove oppressioni. Ogni suddivisione dell’umanità trova così motivo di lamentarsi: neri, musulmani, donne, LGBT, transgender, disabili, non ebrei, all’infinito. E ognuno rivendica i propri traumi, gli attentati, gli stress di cui si sente vittima. Sta tutto nel sentimento, nell'emozione, nel sentimento, far piangere la gente nei cottage. Chi accumula vince nella competizione dei più miserabili: la donna omosessuale nera spunta da sola tre caselle... Nadia Geerts ci introduce così nello studio della tirannia vittimistica, ma non solo. E non dimentichiamo che lei è l'unica a non stare al gioco: oggetto di una campagna di denigrazione e minacce, temendo per la sua incolumità, ha deciso di lasciare l'insegnamento, ma ha scelto di non parlarne nel suo libro. ..
Innanzitutto chiarisce in modo didattico questa nozione di wokismo, spiegando cosa è e cosa non è: “Insomma, di cosa stiamo parlando? ". Fornisce poi un quadro storico dell'uso della parola e del concetto, chiarendo che non si tratta di un movimento strutturato. Naturalmente, secondo i sostenitori “progressisti” di questo movimento, il wokismo non esiste, e sono solo gli “uomini bianchi sopra i 50 anni” che si sentono “sopraffatti dai progressi della società” ad averlo inventato, insomma… Nadia Geerts lo spiega molto bene questa divisione tra universalismo e differenzialismo, il che significa che la difesa delle minoranze, che è un imperativo morale di primaria importanza, viene fatta «non come “prima di tutto uguali”, ma come “prima di tutto diverse”» (pp. 36). -37), che si traduce «nel tracciare una linea di uguaglianza tra “minoranze” e “discriminati”” e nel negare l’universalismo, che ha strutturato il pensiero occidentale fin dall’antichità, e al quale hanno aderito tutti i popoli che anteponevano la ragione all’emozione, sulla base che non ha abolito la discriminazione...
Più che una storia in senso stretto, questa prima parte del libro di Nadia Geerts analizza il substrato filosofico da cui nasce il pensiero sveglio, che si basa sulla pedanteria decostruzionista, nelle parole di Pierre-André Taguieff, prefazione all'opera (p. 45) . Con la decostruzione, ci dice, non c’è più nessun soggetto, nessun fatto, nessuna verità: restano solo prospettive, punti di vista, soggettività. La decostruzione ha dato luogo alla nascita di critico studi : non esistono più discipline scientifiche, storia, sociologia, antropologia o altre, ma materie: genere, razza, obesità, disabilità, omosessualità, ecc. Nadia Geerts sottolinea che tali “studi” non mirano a studiare alcuna produzione culturale o intellettuale, ma a identificare tutto ciò che può costituire discriminazione. Gli aspetti strettamente scientifici sono del tutto assenti da questi studi. Nel caso inverso di vestiti bianchi, è l'inventario dei vantaggi conferiti dal fatto non di essere bianco, ma di esserlo percepito come il bianco.
Dopo questa analisi storico-filosofica condotta con numerosi esempi e citazioni che la rendono preziosa per il lettore che voglia comprendere come gli intellettuali occidentali, americani ed europei si siano cacciati in questo pasticcio, Nadia Geerts affronta un certo numero di temi ricorrenti che costituiscono il cuore della nebulosa svegliata.
- Si affronta innanzitutto il problema della lingua, presentando gli eccessi della scrittura inclusiva, adottata ufficialmente nel Belgio francofono il 1er Gennaio 2022 “per tutti gli scritti ufficiali provenienti da autorità riconosciute o sovvenzionate dalla Comunità francese”[1]Grazie ad alcuni ministri sensibili, in Francia siamo sfuggiti a questo obbligo – ma per quanto tempo, perché altri ministri mordono il freno prima di imporlo se riescono a raggiungere i vertici del potere.. Ci fa un inventario angosciante dei neologismi che abbondano nel linguaggio sveglio: parole in -phobe, che traducono chiaramente questa follia vittimistica, parole in -ism che sembrano teorizzare idee; e ci offre un divertente inventario delle parole che restano da creare per contrastarli, compreso ateofobia, Islamofobofobia, islamistanormatività ou poliziotto sono i più gustosi. Infine, Nadia Geerts affronta la riscrittura di vecchie opere che potrebbero discriminare questa o quella comunità, e l’assunzione da parte degli editori di lettori sensibili, atteggiamenti che dimostrano un vero e proprio disprezzo per la letteratura.
- “Razza” è il secondo tema affrontato, e l’autore ci ricorda come in questo ambito regnino le contraddizioni: sappiamo bene che nella specie umana le razze non esistono, ma i wakes non sembrano saperlo e usano ancora questa parola per creare, ad esempio, il termine "razzializzato" o "teoria critica della razza"[2]È in uno di questi paragrafi, p. 90, che farò l'unico (canzonatorio) rimprovero a Nadia Geerts: ha ceduto al capriccio di un certo Bell Hooks di scrivere il suo nome senza le iniziali maiuscole. Nessuno ha il diritto, secondo me, di gestire la tipografia come desidera, anche se ciò è contrario alle proprie convinzioni o ai propri sentimenti!. Nadia Geerts denuncia l'incongrua collocazione della situazione degli Stati Uniti rispetto alla situazione europea che non ha né lo stesso passato, né a fortiori lo stesso presente.
- Il sesso, o genere, come si dice oggi, occupa quasi 30 pagine (da 111 a 140); vengono analizzati a lungo i problemi di questo neofemminismo che, in modo contraddittorio, vuole sia difendere le donne sia essenzializzarle. Il wokismo si è trovato oggettivamente alleato del sessismo profondo dei fondamentalisti religiosi, mascherato da culto della complementarità, dando il posto d'onore all'uso del velo, agli incontri tra persone dello stesso sesso, all'intrusione interessata di certi uomini diventati donne nel luoghi tradizionalmente riservati alle donne per ovvi motivi, come i bagni o le prigioni. Il genere negando il sesso, tutta la biologia vegetale e animale (e quindi umana) viene così messa in discussione, e si arriva a uno strano lassismo dove ognuno può scegliere il proprio sesso, dall'infanzia alla mezza età, sempre secondo i propri “sentimenti”. E, attraverso un’inversione semantica, l’astensione da qualsiasi mutilazione ormonale o chirurgica precoce nei bambini e negli adolescenti viene ribattezzata “terapia di conversione”.
- Infine, l’ecologia trasmette anche le contraddizioni inerenti all’ideologia del risveglio. Diverse ingiunzioni del Wokismo vorrebbero collocare l’antispecismo e l’animalismo tra le grandi cause da difendere. La lotta al riscaldamento globale è una causa giusta e necessaria, e non è necessario svegliarsi per contribuire ad essa, ma l’essenzializzazione di entità come “natura”, “fiumi” o “foreste” fa parte di un desiderio di decostruzione” certo molto trendy, ma fondamentalmente irrazionale” (pp. 144-146).
La terza parte del lavoro di Nadia Geerts, sotto il titolo "Approccio critico", è dedicata a questa cultura della vittimizzazione la cui controparte contraddittoria è la cultura della cancellazione o cancellazione, la annulla cultura. Tutto è pretesto per chiedere l'annullamento di un convegno, di uno spettacolo teatrale, di una mostra, con la denuncia di questi cattivi che non sono d'accordo con me, che non condividono la mia sofferenza. Far soffrire gli altri con queste cancellazioni non è però riprovevole… Voler sostituire i termini “uomo” e “donna” che, nella danza, hanno ruoli precisi e codificati, con i termini “ leader "E" seguace » è l'archetipo delle contraddizioni a cui conducono le contorsioni del risveglio, perché allora presupponiamo che le donne siano seguaci, cosa che, comprendiamo, non vogliono! Non ci iscriviamo a un corso universitario, dice Nadia Geerts, al solo scopo di proteggerci dalle offese, e la “vessazione” non dovrebbe diventare un argomento in sé.
La soggettività è legge, in tutti gli ambiti che l'autore passa in rassegna, e il sentimento sostituisce la prova: chiedere dove, quando, in che modo si manifesta la supremazia bianca è considerato razzista e testimonia una violenza insopportabile (p.153). Per poter parlare di qualcosa bisogna averne fatto esperienza; per tradurre un poeta nero bisogna essere neri. Non abbiamo il diritto di parlare se non abbiamo avvertito il razzismo, il sessismo o un’altra “offesa”; e non c'è più dialogo possibile: citando Pierre-Henri Tavoillot, Nadia Geerts conclude che per i wakes “tutto è una lotta”, mentre nel campo della ragione “tutto è un dibattito”. Ed è vero che il campo scientifico non è risparmiato dal wokismo.
Un punto molto interessante viene analizzato da Nadia Geerts: il confronto del sistema ideologico sveglio con quello del marxismo. Ma se Marx immaginava una dittatura del proletariato come prerequisito essenziale per una società senza classi, il wokismo orchestra la dittatura delle minoranze, questa vendetta legittima che potrebbe dare origine a una società pacifica (p. 168). Ci ricorda anche che il Wokismo non è un movimento popolare in cerca di giustizia sociale: è un movimento di privilegiati! Le persone provenienti da contesti economicamente svantaggiati, bianchi o neri, non sono degne dell’attenzione dei svegli e non hanno mai beneficiato delle vistose manifestazioni di cui beneficiano tutte le persone “oppresse”.
Ci sono molte persone “dimenticate” nel wokismo: Nadia Geerts le elenca rapidamente alla fine del suo libro: gli ebrei in primis, che i wok spesso considerano “più che bianchi”, e l’antisemitismo non è mai una lotta degna della loro indignazione. Ma anche i gay musulmani, senza dimenticare che gli unici paesi in cui l'omosessualità è penalizzata e talvolta punita con la morte sono i paesi musulmani; Donne nere, in questi stessi Paesi o al loro ritorno, escisse o sottoposte a matrimoni forzati fin dall'infanzia, o addirittura vittime di “delitti d'onore”; e in Occidente, donne nere violentate da uomini neri, che si vergognano se presentano una denuncia perché “danneggia la causa”.
Ciò che mi è piaciuto del libro di Nadia Geerts è innanzitutto il tono apparentemente distaccato che l'autrice assume per descrivere atteggiamenti o commenti che fanno sussultare di sorpresa mista a incredulità: "Come possiamo sostenere simili sciocchezze? » mi sono chiesto spesso, scoprendo tanti fatti che ancora non conoscevo. Degno di nota è anche l'uso di citazioni di autori che l'hanno preceduta nel denunciare questi eccessi: Nadia Geerts non alza mai la copertina, ma ripristina le idee e le formulazioni di ciascun autore nel loro contesto. Infine, ho apprezzato la strutturazione del libro in numerosi sottocapitoli, ciascuno dedicato a un problema specifico: questo permette al lettore di trovare questo o quel passaggio, questo o quell'esempio che desidera approfondire. Ed è in questo, oltre a molte altre qualità, che questo libro è utile a chiunque sia interessato al fenomeno del risveglio.
* Il grande storico del IVe Republic cioè Georgette Elgey non mi biasimerà per aver preso in prestito il titolo di una delle sue opere per questa recensione.