Il velo a scuola è una questione sociale che agita la Francia da più di 30 anni. Possiamo provare ad approfittare di questa situazione come fanno oggi alcuni direttori. È una nicchia quella della provocazione, che a volte è redditizia. Ma da lì alla provocazione gratificante e alla rivolta istituzionale…
Il CDN di Rouen
Nei prossimi giorni l'elezione della guida del Centro d'arte drammatica di Rouen. David Bobée è stato infatti nominato direttore del Théâtre du Nord di Lille a febbraio e dovrebbe essere presto sostituito.
Ricordiamo che una CDN, prima di essere una piattaforma ideologica, è un vecchio strumento di gestione della politica artistica immaginato nel dopoguerra per rilanciare la creazione teatrale francese. Sostenuta da Malraux negli anni '60, questa rete si basa sulla fiducia nazionale in un artista riconosciuto. Per citare la federazione:
I centri teatrali sono strumenti importanti e strutturanti per la realizzazione e la produzione del teatro, in uno spirito di apertura e condivisione, in particolare accogliendo artisti in residenza. Le missioni dei CDN sono organizzate attorno alla creazione e all'influenza delle opere del regista e/o attorno all'espansione del repertorio difeso dal centro
http://www.asso-acdn.fr/quest-ce-quun-cdn/
Si tratta essenzialmente di una missione di interesse pubblico di creazione drammatica, nel quadro di una politica nazionale per lo sviluppo dell'arte teatrale. David Bobée dirige la scena della Normandia dal 2013.
Chi gli succederà?
Un grande artista? Una personalità innegabile? Un maestro di scena? Ehhhhh nooooo…..
È ovviamente nell’area della “Decolonizzazione delle arti” che dobbiamo cercare i candidati che hanno maggiori probabilità di distinguersi. Ricordiamo che “Decolonizzare le Arti” è questa associazione molto impegnata ad aiutare “I bianchi abbandonino i loro privilegi” e “si tolgano il colono dalla testa”. Come si definiscono:
Décoloniser les arts è un'associazione che si propone di interrogare l'ambiente culturale e artistico francese su più punti: l'assenza o l'estrema rarità, nei vari organismi dell'ambiente, di popoli nordafricani, asiatici, neri e altri assegnati ad un'identità (MANA ) a causa del loro aspetto o del loro cognome, del modo in cui permane, nell'arte, un pensiero coloniale di cui non tutti sono necessariamente consapevoli, gli stereotipi e i pregiudizi che affliggono sia la formazione che la produzione, il silenzio a cui sono condannate da troppo tempo le storie legate alla storia coloniale.
https://www.r22.fr/antennes/decoloniser-les-arts
Specializzata nella ricerca del razzismo inconscio, dei pensieri profondi e del disagio sistemico, questa associazione si distingue per le sue azioni militanti e le sue pubblicazioni impegnate. Sulla loro pagina web nel 2015, sempre ricercabile online nella webcache di Google, possiamo leggere alcune informazioni interessanti:
Il 2 novembre 2015, Marine Bachelot-Nguyen, Leïla Cukierman, Gerty Dambury, Eva Doumbia, Karima El Kharraze e Françoise Vergès hanno creato l'associazione “Décoloniser les Arts” (DLA). La sua necessità nasce da due constatazioni: la scarsa rappresentazione delle persone razzializzate nel mondo artistico culturale – teatro, arti visive, cinema, televisione, musei – che si accompagna all’assegnazione delle persone razzializzate a ruoli e funzioni, e l’assenza di una narrazione ciò renderebbe visibile l’eterogeneità delle storie. L'associazione, composta da attori e attrici, autori, registi, coreografi, operatori del settore audiovisivo, giornalisti culturali delle minoranze e artisti visivi, nati e residenti in tutte le regioni della Francia, organizza un università mensile (UDLA) e un azioni di protesta, pubblica;e conduce campagne contro il razzismo strutturale nel mondo dell’arte.
Home page del dominio commerciale decoloniserlesarts.com
Queste azioni che le diverse personalità permettono di realizzare hanno obiettivi di azione e rivendicazioni legate ai temi identitari che denunciamo. Pertanto, negli articoli evidenziati sul loro sito aperto fino a poco tempo fa, troviamo questioni del tipo le conseguenze del confinamento per artisti e dipendenti razzializzati dove l’uso della scrittura inclusiva non è dei più fastidiosi. Giudichiamo la qualità militante del testo:
Tutte queste domande si pongono oggi con acutezza all’intera società capitalista, devono essere poste pubblicamente e ampiamente nelle istituzioni culturali. Ecco perché, nella misura in cui, fin dalla fondazione della nostra associazione nel 2015, abbiamo espresso pubblicamente queste riflessioni, desideriamo condividerle con voi. Ciò che è cambiato in 5 anni implica sollevare in modo ancora più schietto la questione della discriminazione nelle narrazioni e nei processi artistici, nelle ricerche e nelle diverse esperienze estetiche che gettano luce sul mondo in cui viviamo dal punto di vista delle relazioni di dominio legate al colonialismo e al razzismo sistemico la nostra società. E tanto più che le lotte per l’uguaglianza e contro la violenza mortale della polizia si stanno intensificando in tutto il pianeta. Al centro di questa lotta, la libertà creativa degli artisti razzializzati condiziona le trasformazioni radicali di emancipazione di cui l’umanità ha bisogno.
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:https://decoloniserlesarts.com/enquete-sur-les-consequences-du-confinement-pour-les-artistes-et-employee-e-s-racise-e-s/
o le accuse di negazionismo mosse contro una mostra intitolata “Pianeta Galiéni”. Sì: del “negazionismo”…
Antigone velata a scuola
In prima linea nella lotta, troviamo Marine Bachelot-Nguyen, ora allenato da David Gauchard, che è nel lista successori attesi per la gestione del CDN di Rouen.



È a lei che dobbiamo, tra le altre cose: Akila, il tessuto di Antigone, un pezzo inizialmente programmato a Rennes, interrotto dalla crisi sanitaria e di cui intonazione è una provocazione contro l'istituzione scolastica che ancora piange Samuel Paty. La storia è infatti dedicata al macabro gesto di una bambina che nel cortile della sua scuola si mette il velo islamico sul capo in omaggio al fratello terrorista – ecco la sintesi dello spettacolo pubblicata sul sito del teatro:
Nella Francia post-attentato, durante un minuto di silenzio nel cortile di una scuola superiore, una studentessa si mette una sciarpa bianca sui capelli. Questo gesto proibito provoca scompigli e interrogativi nella comunità scolastica che progressivamente entra in crisi. Soprattutto perché questa giovane adolescente risulta essere la sorella di uno dei terroristi colpevoli dell'attentato. Un fratello morto al quale sembra voler rendere omaggio funebre, contro ogni previsione...
https://www.theatre-contemporain.net/spectacles/Akila-Le-tissu-d-Antigone/
Twitter non sbaglia nel vedere nella pièce di Madame Bachelot il portavoce di una guerriglia anti-istituzionale (qui, qui et qui):



Pensare al mondo

Immaginate, alla fine degli anni '70, uno spettacolo teatrale che mette in scena, in un teatro pubblico, Antigone nei panni della sorella di un brigata rossa, oggetto di compassione e ammirazione per il suo coraggio?
Nei suoi testi “Decolonizzare le arti” afferma di appartenere a una professione – le professioni culturali – che “pensa il mondo”. Ma forse sarebbe bene, in occasione di questa successione, ricordare a questi piccoli esseri che non si può guadagnare da tutto.